Per Carlo Cattaneo bisognava fare prima gli italiani e poi l'Italia. Non era un programma astratto, e rispondeva a un'attenzione volta a valutare la storia materiale, sociale e culturale dell'Italia moderna. Voleva dire avere un'idea della nazione come somma di incroci tra gruppi umani originariamente diversi ma in cui "la legge deve fondare l'esercizio della reciproca giustizia assicurare il vincolo sociale" come scrive nel 1822, nel suo primo testo pubblicato su nel periodico "Antologia". Una societą fondata sul conflitto, ma anche su un rapporto fruttuoso con i suoi intellettuali e, fra questi, soprattutto con coloro che hanno pensato e riflettuto sulla costruzione giuridica e politico-filosofico che lega individui e potere, cittadini e Stato come sottolinea nel saggio dedicato alla figura di Vico. Ma anche una societą che ha una storia concreta fondata sul rapporto cittą e contado come richiama nel saggio sulla cittą come principio della storia italiana. Una storia che nasce anche da un preciso comportamento economico, come risulta dal saggio comparativo tra agricoltura inglese e agricoltura lombarda, che ha i suoi punti forti nella gestione e nell'amministrazione della terra, ovvero nell'industrializzazione dell'agricoltura.
Carlo Cattaneo, Vico e l'Italia, in "Il Politecnico", settembre 1839, p. 251-286
Carlo Cattaneo, Assunto primo della scienza del diritto naturale di G. Romagnosi, in "Antologia", Agosto 1822, n. XX, pp. 202-211
Carlo Cattaneo, La cittą considerata come principio ideale delle istorie italiane, in "Il Crepuscolo", IX, n. 42, 17 ottobre 1858, pp. 657-659; n. 44, 31 ottobre 1858, pp. 689-693; n. 50, 12 dicembre 1858, pp. 785-790; n. 52, 26 dicembre 1858, pp. 817-821
Carlo Cattaneo, L'agricoltura inglese paragonata alla nostra, in "Il Crepuscolo", VIII, , n. 50, 13 dicembre 1857, pp. 793-798; n. 51, 20 dicembre 1857, pp. 809-812e n. 52, 27 dicembre 1857, pp. 825-828.
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