Giovedì, ore 18.00
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Via Romagnosi, 3 - Milano
Simonetta Agnello Hornby legge I Vicerè di Federico De Roberto
Introduce Alberto Rollo
I Vicerè di Federico De Roberto è parte di una trilogia composta anche dai romanzi L'illusione e da l'Imperio, dedicata alla potente famiglia catanese degli Uzeda di Francalanza, discendente dagli antichi Vicerè spagnoli della Sicilia di Carlo V.
Al centro de I Vicerè sono le vicende di tre generazioni della famiglia, disposte a trasformazioni e a compromessi pur di conservare il proprio status nella nuova Italia unita.
Il romanzo è diviso in tre parti: la prima ha inizio con la morte della vecchia principessa Teresa, crudele e dispotica con la famiglia, e si conclude con la caduta del Regno borbonico e con l'elezione a deputato del cognato della principessa, Gaspare Uzeda; la seconda parte ha al centro i complicati rapporti familiari della prima e della seconda generazione degli Uzeda in una Sicilia che assiste alle trasformazioni politiche e sociali che seguono la fine del Regno dei Borboni e si conclude con la presa di Roma; la terza giunge alle prime elezioni a suffragio allargato del 1882 e vede protagonista l'ultimo discendente della famiglia, Consalvo, che, dalle iniziali posizioni reazionarie e borboniche, sceglie la carriera politica e nelle elezioni del 1882 si presenta candidato della Sinistra per mantenere intatto il potere familiare. Consalvo è convinto che - al di là di ogni rivolgimento storico - nulla potrà veramente cambiare e che: "la storia è una monotona ripetizione; gli uomini sono stati, sono e saranno sempre gli stessi". "Noi non scegliamo il tempo nel quale veniamo al mondo; lo troviamo com'è e dobbiamo accettarlo. [...]. Un tempo la potenza della nostra famiglia veniva dai re, ora viene dal popolo...La differenza è più di nome che di fatto. [...] E poi il mutamento è più apparente che reale. [...] Le condizioni esteriori mutano; certo tra la Sicilia di prima del Sessanta, ancora quasi feudale, e questa d'oggi pare ci sia un abisso; ma la differenza è tutta esteriore. Il primo eletto col suffragio quasi universale, non è nè un popolano, nè un borghese, nè un democratico: sono io, perchè mi chiamo principe di Francalanza".
"Il libro [...] si svolge tra due documenti: un testamento e un comizio. [...] Il primo contiene il tema della feudalità storica e della feudalità familiare; il secondo quello in cui le due feudalità si nascondono, si interrano, trovano un corso segreto: la mistificazione risorgimentale, il trasformismo e il conformismo, la demagogia, le falsi e alienanti mete patriottiche e coloniali, il mutar tutto affinchè nulla muti, che il sistema democratico - nuova forma di antica egemonia - offre alla classe feudale"
Leonardo Sciascia, "la Repubblica", 14-15 agosto 1977
"Coi Vicerè De Roberto dette all'Italia quel romanzo naturalista che lo stesso Verga, nella sua eccezionalità di esperienza, non aveva potuto dare [...] L'idea che la vecchia classe borbonica non fosse stata affatto eliminata dalla scena politica, ma si fosse bensì inserita brillantemente nel nuovo assetto nazionale attraverso un abile trasformismo, è un motivo storico assai profondo, in Verga appena delineato e in De Roberto invece dispiegato secondo un'impostazione modernamente saggistica: un motivo che certo ha fruttato anche nei confronti del Gattopardo"
Luigi Baldacci, "Il Veltro", settembre-ottobre 1961
"Tecnicamente è un romanzo 'ben fatto', senza ingorghi e dispersioni: [...] a lettura finita, e anche nel ricordo più lontano, i personaggi stanno tutti sullo stesso piano, nella stessa cruda luce, equamente indimenticabili così come equamente necessari ed importanti, nell'idea che muove il libro, sono stati concepiti. Perchè il romanzo non ha protagonisti, se non nel senso che ogni personaggio lo è di un racconto dentro un racconto - e il racconto che li contiene tutti è, a sua volta, una storia dentro 'la' storia: una storia genealogica (ma non ciclica, non 'chiusa') dentro la storia siciliana, e nel punto in cui diventa storia italiana"
Leonardo Sciascia, "la Repubblica", 14-15 agosto 1977
Simonetta Agnello Hornby
Nata e cresciuta a Palermo, ha sposato un inglese dopo aver conseguito il dottorato in Giurisprudenza nel 1967. Da allora ha vissuto all'estero, dapprima negli Usa e in Zambia, e dal 1970 in Inghilterra, nel quartiere della City of Westminster, a Londra.
Ha completato gli studi giudiridici inglesi mentre i suoi due figli erano piccoli, e poi ha lavorato nella City di Londra. Nel 1979 ha fondato Hornby and Levy, uno studio legale nel quartiere di immigranti di Brixton, che ben presto si è specializzato nel diritto di famiglia e dei minori. Hornby e Levy è stato il primo studio d'Inghilterra a creare un dipartimento riservata ai casi di violenza all'interno della famiglia.
Ha insegnato Diritto dei minori all'Università di Leicester ed è stata part-time presidente del Special Educational Needs and Disability Tribunal per otto anni.
Nel 2000 ha iniziato a scrivere romanzi e ha pubblicato La Mennulara (2002), La zia marchesa (2004), Boccamurata,(2007) e Vento Scomposto (2009) con Feltrinelli. Tutti i suoi libri sono stati dei best sellers e sono tradotti in molte lingue. Dal 2008 Simonetta Agnello Hornby, pur continuando a esercitare l'avvocatura, si dedica principalmente alla scrittura.
Diritti fotografia: Domenico Pugliese
Alberto Rollo
Direttore letterario di Giangiacomo Feltrinelli Editore. Come critico letterario e studioso di editoria ha collaborato con "Quaderni piacentini", "Ombre rosse", "Belfagor", "L'indice" e collabora tuttora con "Diario della settimana", "Tirature" e "Letteratura e letteratura". E' stato condirettore della rivista "Linea d'ombra". Si è occupato di letteratura americana per le pagine di quotidiani nazionali. Ha tradotto Harold Brodkey, Will Self, Jonathan Coe.