ATTENZIONE: L'INCONTRO E' STATO ANNULLATO E RINVIATO A DATA DA DESTINARSI.
Giovedì 21 maggio 2009, ore 18.00
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Via Romagnosi, 3 - Milano
Marco Archetti legge Una nobile follia di Iginio Ugo Tarchetti
Introduce Alberto Rollo
"Verrà un giorno in cui l'omicidio non sarà più giustificato dalla forma, in cui l'uomo che uccide alla macchia e quello che uccide sul campo saranno collocati allo stesso livello dinanzi alle leggi umane, come lo sono per fermo dinanzi alle leggi divine"
La prima edizione di Una nobile follia viene pubblicata nel 1867, la seconda, ampliata, nel 1869.
Il romanzo è incentrato sulle vicende di Filippo Sporta, che costretto ad arruolarsi nell'esercito piemontese, partecipa come soldato di leva alla Guerra di Crimea. Nella battaglia della Cernaia Filippo uccide un soldato a cavallo dell'esercito russo. Il soldato russo, prima di morire, racconta a Filippo la sua storia, che è simile a quella del protagonista. L'uccisione di un uomo sconvolge il protagonista che, avendo trovato il cadavere di un borghese nei pressi del campo di battaglia, ne ruba i vestiti decidendo di disertare e di cambiare identità. Assume così l'identità di Vincenzo D. e morirà suicida, dopo esser stato più volte sull'orlo della pazzia, per salvare un amico, suo omonimo, dai debiti.
"Quando ho pubblicato la prima volta questo libro -or fanno quasi due anni - era ben lungi dallo sperare il successo che egli ha ottenuto. Allora io aveva preso impegno di pubblicare una serie di romanzi, che, sotto il titolo collettivo di Drammi della vita militare si fossero proposti di far conoscere nei suoi vari aspetti la vita intima e segreta della caserma. Ma i numerosi programmi che avevo sparso nell'esercito a questo scopo mi vennero in gran parte respinti, e parecchi furono lacerati nei caffè da ufficiali che vestivano una ricca uniforme, e riscuotevano un lauto assegnamento sulle casse dello Stato. Io non aveva preveduto una cosa assai facile a prevedersi, cioè che gli uomini i quali componevano un'istituzione che io mi procuravo di abbattere, non mi avrebbero certo procurato essi stessi i mezzi che occorrevano a riuscirvi. La pubblicazione dell'intera opera diventava quindi impossibile, mi limitai a dare alla luce questo primo romanzo.
Se i successi letterari in Italia voglionsi fatti dalla stampa - né può essere altrimenti in un paese dove le masse non leggono - il successo del mio libro fu pieno e completo. L'illustre Dall'Ongaro scriveva fra gli altri queste parole, che riporto qui, non perché ridondino ad elogio del mio lavoro, ma perché fanno fede della giustizia e del possibile trionfo della mia causa: "Quattro o sei volumi, scritti come questo, o se vogliamo un po' meglio, ma immaginati e sentiti con altrettanta vivacità di pensieri e d'affetti, e soprattutto con altrettanto istinto del vero; quattro o sei di questi drammi della vita militare, diffusi nelle caserme e nel popolo, basterebbero a risvegliare la coscienza delle moltitudini per modo, che l'Italia sarebbe guarita in poco tempo da questo cancro che divora la vita, gli averi, e qualche cosa di più prezioso, la libertà […]. Il progresso che le idee hanno fatto in questi due anni è immenso. Il prestigio degli eserciti stanziali non è solamente menomato, è caduto; più ancora in Italia dove, è pur d'uopo confessarlo, la scienza ed il valore militare hanno dato di sé delle prove sì scoraggianti. Le disfatte di Custoza e di Lissa hanno giovato al nostro paese assai più di una grande vittoria, lo hanno liberato dalla piaga terribile del militarismo. Una voce è già sorta nel Parlamento a chiedere l'abolizione dell'esercito. Non è lontano il giorno in cui la condanna morale che pesa su questa istituzione avrà trionfato degli ultimi pregiudizi che la sostengono. Io sono stato il primo nel mio paese a sollevare la voce per reclamare i diritti del soldato".
Iginio Ugo Tarchetti, Prefazione alla seconda edizione, Milano, 24 gennaio 1869
Marco Archetti
Nato nel 1976, ha vissuto a lungo a L'Avana, da cui, nel 2003, ha scritto tre reportage pubblicati dalla rivista letteraria "Nuovi Argomenti" (Mondadori). Dopo la pubblicazione di un racconto nell'antologia Gli intemperanti (Meridiano zero, 2003) ha esordito con la sua prima prova letteraria, Lola Motel (Meridiano Zero, 2004; Feltrinelli Super Ue, 2008). Nel 2005 è uscito Vent'anni che non dormo (Feltrinelli). Nell'estate dello stesso anno è stato invitato presso i festival letterari europei di Oslo, Berlino, Hay-Bay, nell'ambito del progetto Scritture Giovani, sostenuto e patrocinato dal Festival letteratura di Mantova.
In agosto, per la NK2, la radio nazionale norvegese, è stato protagonista, col poeta dissidente Raul Rivero, di una puntata speciale sullo stato della letteratura cubana contemporanea. A fine ottobre ha presentato al pubblico romano Radu Mihaileanu e l'ha intervistato a proposito del suo film Vai e vivrai. Nel 2006 è uscito Maggio splendeva.
Suoi articoli sono apparsi su "Vogue", "D-Repubblica", "Glamour", "Gioia", "Il Secolo XIX", "Il Sole 24Ore".
Un suo racconto, intitolato Il binario, è stato scelto per corredare l'edizione 2007/2008 della Guida per lo studente dell'Università di Padova. Nell'agosto del 2007 ha tenuto numerose conferenze al Festival letteratura di La Paz e nel novembre dello stesso anno ha partecipato alla Settimana della Cultura a L'Avana.
Alberto Rollo
Direttore letterario di Giangiacomo Feltrinelli Editore. Come critico letterario e studioso di editoria ha collaborato con "Quaderni piacentini", "Ombre rosse", "Belfagor", "L'indice" e collabora tuttora con "Diario della settimana", "Tirature" e "Letteratura e letteratura". E' stato condirettore della rivista "Linea d'ombra". Si è occupato di letteratura americana per le pagine di quotidiani nazionali. Ha tradotto Harold Brodkey, Will Self, Jonathan Coe.