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Diventare nazione

Politica, letteratura, musica, teatro: i linguaggi dell'identità nazionale



La nascita e la definizione dell'idea di nazione e di identità nazionale sono i due temi al centro di questo percorso. Il tempo considerato è quello compreso tra fine Settecento e anni '70 dell'Ottocento.

Si farà riferimento a vari linguaggi e a diversi scenari politici e storici del Risorgimento italiano: la comunicazione pubblica; la cultura popolare; il linguaggio ufficiale della Chiesa e quello dei sostenitori del primato della Chiesa; l'idea di nazione dalla fine del Settecento al compimento dell'Unità nazionale; l'esperienza dell'esilio, soprattutto negli anni compresi tra il 1849 e il 1860; la cultura politica di Cavour; il teatro politico di Felice Cavallotti.

 

La comunicazione pubblica

Il sentirsi comunità nazionale è l'effetto della costruzione di un vocabolario politico, dell'assunzione di simboli, che accompagnano il processo stesso del farsi nazione. Sono parte di questo percorso le parole che circolano o che rimangono nella memoria, soprattutto nei momenti alti della partecipazione pubblica, le musiche, i canti, che vengono identificati con quel sentimento e che rimangono come la traccia e il segno di un'esperienza e di un'emozione.

 

Manifesti e proclami

L'idea di comunità nazionale ha una prima espressione nella nascita della Guardia civica e nella definizione dei suoi compiti. Un'esperienza che caratterizza il biennio democratico in Italia (1848-1849) e che è particolarmente significativa in alcune aree del Paese (per esempio, Genova, Livorno, Pisa, nel Lombardo-Veneto e soprattutto nella Repubblica romana). È l'idea del cittadino protagonista, che assume su di sé la responsabilità delle sorti dello Stato e che si fa garante della sua libertà. I manifesti e i proclami si rivolgono a questa nuova figura di cittadino e testimoniano della costruzione di un nuovo modello di cittadinanza.

 



Protesta
Protesta
Incipit: Gridasi da ogni parte all' Armi, vedonsi movimenti d'ogni dove, tutti corrono per le vie armati...

In questa affiche i reduci e i militari in pensione rivendicano un ruolo nella guerra d'indipendenza che sia all'altezza dell'esperienza maturata. Senza data, risale probabilmente alla fine del marzo 1848, quando le truppe regolari e numerosi volontari dello Stato pontificio si mobilitano e si radunano presso il confine con il Veneto.

Sonetto. Le donne bresciane ai Toscani
Sonetto. Le donne bresciane ai Toscani
Incipit: I campi, che udirà famosi al paro Di Legnano suonar l'età ventura, Or guata lo stranier dall' ardue mura, E in man gli trema l'omicida acciaro...

In questo sonetto si rende omaggio ai patrioti toscani accorsi a combattere sui campi della Lombardia contro gli austriaci. Nonostante la Toscana non avesse dichiarato ufficialmente guerra all'Austria e nonostante che l'esercito granducale fosse estremamente debole, i volontari toscani furono numerosi. Si calcola che nell'aprile 1848 partirono circa 4500 uomini precedentemente inquadrati nell'esercito regolare e circa 3000 volontari, tra i quali moltissimi studenti. Si misero in mostra soprattutto nella battaglia di Curtatone, quando impedirono agli austriaci di aggirare l'esercito sardo che stava assediando Peschiera.

Dichiarazione
Scodalzini Antonio
Dichiarazione
Incipit: I Militi Civici che nel giorno 12 all'ora della quasi improvvisa partenza delle loro Legioni da questa Città di Treviso...

Questo manifesto intende valorizzare il contributo dato da Treviso alla guerra d'indipendenza nei giorni in cui si registravano violenti combattimenti nella terraferma veneta contro gli austriaci. Ma la caduta di Vicenza, avvenuta l'11 giugno 1848, rese insostenibile la difesa delle altre città venete. Treviso cadde quattro giorni dopo.

Ai militi del 13° battaglione un cittadino commilitone
Ai militi del 13° battaglione un cittadino commilitone
Incipit: Quel suddito fedele, quell'amico dell'ordine, e della vera libertà , che ha avuto la carità di porvi sott'occhio l'abisso...

Il manifesto testimonia il dissidio che si veniva creando a Roma tra coloro che si appellavano a Pio IX per sostenere la causa delle riforme e dell'Italia e coloro che si rivolgevano al papa per sostenere la conservazione, spaventando il popolo con la minaccia della repubblica. In questo caso il dissidio attraversa i militi di uno stesso battaglione e la polemica si alimenta con la richiesta delle dimissioni di un maggiore dalle simpatie reazionarie. Benché non datata è ipotizzabile che l'affiche risalga al periodo precedente alla proclamazione della Repubblica romana.

Prima legione romana militi del 2° battaglione
Agneni
Prima legione romana militi del 2° battaglione
Incipit: La patria si appresta a supremi momenti. I furibondi nemici di Dio e del Popolo hanno consigliato Pio IX a partire da Roma...

Dopo la partenza di Pio IX da Roma, avvenuta il 24 novembre 1848, la situazione nello Stato Pontificio si fa più complessa ed imprevedibile. Con questo proclama, di intonazione fortemente epica e dai richiami religiosi, il comandante del 2° battaglione della 1° legione romana in forza a Rimini dà conto della nuova situazione prodottasi ed invita a mantenere l'ordine ed a continuare la lotta per la redenzione dell'Italia.

La costituente romana catechismo
La costituente romana catechismo
Incipit: D. Roma e tutti li Popoli dello Stato Romano domandano la Costituente dello Stato...

Il 24 novembre del 1848 Pio IX fugge da Roma e si rifugia a Gaeta. Alla guida dello Stato pontificio resta un governo che era stato imposto al papa dall'agitazione popolare. Pio IX non è più disposto a riconoscerlo. Si crea così a Roma una situazione fluida e complicata che offre però ai democratici l'opportunità di sfruttare il vuoto di potere venutosi a creare per annunciare le elezioni per la Costituente degli stati romani (29 dicembre 1848). Le elezioni sono fissate per il 21 gennaio 1849 e rappresentano lo strappo definitivo tra il movimento nazionale ed il pontefice.

Questo manifesto educativo ha lo scopo di spiegare al popolo l'importanza e il significato delle votazioni alle quali è stato chiamato e mira a legittimarle. Non datato, risale con ogni probabilità all'inizio di gennaio del 1849.

Cittadini!
Pigli Carlo
Cittadini!
Incipit: La notizia della fuga del Principe non ha niente mutato nelle condizioni vitali del nostro Paese, se non che il Popolo ha fatto un passo di più...

Dopo Roma anche la Toscana approva una legge che indice elezioni per una costituente. Il 30 gennaio 1849 Leopoldo II lascia Firenze e si trasferisce a Siena, prima tappa della sua fuga. Nella notte tra il 7 e l'8 febbraio si recherà a Porto Santo Stefano, presso le navi inglesi che lo traghetteranno poi a Gaeta. L'8 febbraio la notizia della fuga del granduca ha raggiunto Firenze ed i principali centri toscani. Questo manifesto firmato da Carlo Pigli, governatore di Livorno, invita i livornesi a mantenere l'ordine e la calma dopo la fuga del granduca. Indica l'esempio dei romani, che dopo la fuga del papa seppero evitare l'anarchia e la dissoluzione dello Stato.

Assemblea costituente romana. Decreto fondamentale.
Galletti G.
Assemblea costituente romana. Decreto fondamentale.
Incipit: Art. 1. Il Papato é decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano. Art. 2. Il Pontefice romano avrà tutte le guarentigie necessarie...

Questo manifesto rappresenta l'atto di nascita della Repubblica Romana e scioglie il nodo dell'ordinamento costituzionale dello Stato pontificio all'indomani della fuga di Pio IX da Roma e della sua rottura con il movimento nazionale (24 novembre 1848). Il testo del decreto, proposto dal deputato di Bologna Quirico Filopanti, fu approvato quasi senza variazioni. È significativo che il primo articolo del decreto sia stato quello che, in sede di Assemblea, ricevette il maggior numero di voti favorevoli: 137 contro 5 contrari. Il decreto venne votato alle due del mattino del 9 febbraio 1849 e la Repubblica Romana venne solennemente proclamata in Campidoglio a mezzogiorno.

 

Militi della Guardia nazionale di Pisa
Michelazzi F.
Militi della Guardia nazionale di Pisa
Incipit: Coerentemente al Proclama emesso quest'oggi dal Municipio, ì Cittadini componenti la Guardia nazionale sono invitati a presentarsi al Palazzo Municipale...

Il 12 aprile i moderati fiorentini attuano un colpo di mano che pone fine alla situazione rivoluzionaria che si era venuta creando nel mese precedente con l'intenzione di riportare al potere il granduca e nell'illusoria speranza di evitare alla Toscana l'occupazione austriaca. Il 13 aprile vengono sciolti i circoli democratici e sospese le pubblicazioni dei loro giornali. Le principali città toscane si allineano a Firenze tranne Livorno, che diventa l'ultima roccaforte democratica. Si viene così creando una situazione da guerra civile nella zona tra Pisa e Livorno e si registrano diversi scontri armati. Questo comunicato esprime laconicamente l'ordine del comandante della Guardia Nazionale di Pisa ai miliziani affinché tutelino l'ordine nella città nei difficili giorni successivi al colpo di stato.

Circolare. Ministero di guerra e marina...
Avezzana Giuseppe
Circolare. Ministero di guerra e marina...
Incipit: Alla sorpresa è succeduto il rammarico , ed a questo una vivissima indignazione al veder ripetersi frequentemente i richiami...

Nel drammatico momento dell'assedio della Repubblica Romana si registrano incresciosi episodi: alcuni soldati si sarebbero dati ad abusi, a sprechi e a vessazioni con grave nocumento della difesa di Roma. In questo appello il ministro della Guerra e della Marina della Repubblica, Giuseppe Avezzana, intima che si ponga termine a questi episodi, minaccia pene severe per coloro che si fossero macchiati di tali atti e richiama l'attenzione dei superiori, che vengono chiamati a far rispettare la disciplina richiesta dalle circostanze.

Il canto degli Italiani
Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli o Fratelli d'Italia, è l'inno nazionale della Repubblica Italiana, adottato dal 12 ottobre 1946. L'inno, però, nacque nell'autunno del 1847. Il testo di Goffredo Mameli fu musicato di getto da Michele Novaro e presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci dalla città ligure. Dopo pochi giorni, tutti lo conoscevano e durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento.
Nell'autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani. Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre lo inviò al maestro Michele Novaro, che scrisse di getto la musica, cosicché l'inno poté debuttare il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi e a vari patrioti italiani in occasione del centenario della cacciata degli austriaci suonato dalla Filarmonica Sestrese C. Corradi G. Secondo, allora banda municipale di Sestri Ponente "Casimiro Corradi". Era un momento di grande eccitazione: mancavano pochi mesi al celebre 1848, che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così ben 30.000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento. Gli inni patriottici come l'inno di Mameli (sicuramente il più importante) furono un importante strumento di propaganda degli ideali del Risorgimento e di incitamento all'insurrezione, che contribuì significativamente alla svolta storica che portò all'emanazione dello Statuto albertino, ed all'impegno del re nel rischioso progetto di riunificazione nazionale. Quando l'inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura cogli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neanche in questo si ebbe successo. Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l'articolo dello Statuto albertino secondo cui l'unica bandiera del regno doveva essere la coccarda azzurra, rinunciando agli inutili tentativi di reprimere l'uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch'esso impostosi come simbolo patriottico dopo essere stato adottato clandestinamente nel 1831 come simbolo della Giovine Italia. In seguito fu proprio intonando l'inno di Mameli che Garibaldi, con i "Mille", intraprese la conquista dell'Italia meridionale e la riunificazione nazionale. Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del 1870, fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri. Anche più tardi, per tutta la fine dell'Ottocento e oltre, Fratelli d'Italia rimase molto popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale: l'irredentismo che la caratterizzava, l'obiettivo di completare la riunificazione, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli italiani.
Il canto degli Italiani
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Novaro, Michele
Il canto degli Italiani

Nell'autunno del 1847, Goffredo Mameli scrisse il testo de Il Canto degli Italiani. Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre lo inviò al maestro Michele Novaro.