Fondazione Giangiacomo FeltrinelliAccademia Nazionale di Santa CeciliaFondazione Istituto Gramsci
Governo Italiano - 150 anni Italia unita
Diventare nazione

Politica, letteratura, musica, teatro: i linguaggi dell'identità nazionale



La nascita e la definizione dell'idea di nazione e di identità nazionale sono i due temi al centro di questo percorso. Il tempo considerato è quello compreso tra fine Settecento e anni '70 dell'Ottocento.

Si farà riferimento a vari linguaggi e a diversi scenari politici e storici del Risorgimento italiano: la comunicazione pubblica; la cultura popolare; il linguaggio ufficiale della Chiesa e quello dei sostenitori del primato della Chiesa; l'idea di nazione dalla fine del Settecento al compimento dell'Unità nazionale; l'esperienza dell'esilio, soprattutto negli anni compresi tra il 1849 e il 1860; la cultura politica di Cavour; il teatro politico di Felice Cavallotti.

 

Cultura popolare

Un aspetto essenziale nella formazione dell'opinione pubblica e del sentimento nazionale è dato dalla rappresentazione popolare dei momenti più significativi del Risorgimento.
Satira, narrativa popolare, musica, teatro, costituiscono i linguaggi attraverso i quali si esprime l'adesione al processo risorgimentale e si costruisce l'identità nazionale.

La satira

A differenza delle gazzette letterarie e dei giornali politici dell'Italia giacobina, rivolti a un pubblico ristretto di "alfabetizzati", il periodico del 1848 è uno strumento che  comunica attraverso le immagini e con testi di facile lettura, a metà strada tra il manifesto murale, l'avviso pubblico e il giornale di discussione.
Importanti sono le caricature come veicolo di conoscenza e di formazione dell'opinione pubblica. Ritraggono i personaggi di interesse nazionale e locale e molte sono improntate dall'anticlericalismo, argomento politico e di propaganda, che non solo accompagna il processo di costruzione dell'Unità nazionale, ma che rimane anche negli anni successivi al 1860, come caratteristica dei periodici popolari italiani ("L'Asino", per esempio).
Un periodico di grande interesse a periodicità irregolare, pubblicato a Livorno tra gennaio e marzo 1849, è "L'inferno". Di impostazione radicale, è fortemente anticlericale.



Mode : figurino dell'artiglieria nazionale
spoglio
De Filippi
Mode : figurino dell'artiglieria nazionale
In: L'inferno, a.1, n. 2, 5 gennaio 1849
Ghiribizzi e corbellerie
spoglio
Ghiribizzi e corbellerie
In: L'inferno, a. 1, n. 6, 13 gennaio 1849
Vecchie streghe presso alla meta
spoglio
De Filippi
Vecchie streghe presso alla meta
In: L'inferno, a. 1, n. 5, 11 gennaio 1849
Preparativi per la nuova guerra
spoglio
De Filippi
Preparativi per la nuova guerra
In: L'inferno, a. 1, n. 9, 19 gennaio 1849
Carnevale di Gaeta
spoglio
Carnevale di Gaeta
In: L'inferno, a. 1, n. 10, 21 gennaio 1849
Ghiribizzi e corbellerie
spoglio
Ghiribizzi e corbellerie
In: L'inferno, a. 1, n. 11, 23 gennaio 1849
Un mio sogno politico-pittoresco
spoglio
Un mio sogno politico-pittoresco
In: L'inferno, a. 1, n. 16, 2 febbraio 1849
Viva l'unione!!!...
spoglio
D. F.
Viva l'unione!!!...
In: L'inferno, a. 1, n. 17, 4 febbraio 1849
Un discorso d'un discorso
spoglio
D. F.
Un discorso d'un discorso
In: L'inferno, a. 1, n. 18, 7 febbraio 1849
[Pari al fragor del tuono...]
spoglio
D. F.
[Pari al fragor del tuono...]
In: L'inferno, a. 1, n. 22, 15 febbraio 1849
[Su, Toscani, chi ha un'arma la cinga...]
spoglio
[Su, Toscani, chi ha un'arma la cinga...]
In: L'inferno, a. 1, n. 31, 8 marzo 1849
Libertà, uguaglianza, fratellanza
spoglio
D. F.
Libertà, uguaglianza, fratellanza
In: L'inferno, a. 1, n. 33, 12 marzo 1849
Interessi generali
spoglio
Interessi generali
In: L'inferno, a. 1, n. 33, 21 marzo 1849
[Senza titolo]
spoglio
D. F.
[Senza titolo]
In: L'inferno, a. 1, n. 39, 28 marzo 1849
La narrativa popolare e la rappresentazione del Risorgimento

La narrativa popolare svolge un ruolo di rilievo nella costruzione della memoria del Risorgimento.
La vicenda risorgimentale presenta dei momenti specifici in cui sollecita la memoria combattentistica, è per esempio il caso del fenomeno dei garibaldini, su cui più dettagliatamente si veda Il garibaldinismo, ma è soprattutto la costruzione di una identità collettiva che si costruisce con lezioni, con conferenze pubbliche, con attività ricreative e culturali.


 



La cacciata dei tedeschi da Genova : predica prima di Michelino Di Lando al popolo
monografia
Di Lando, Michelino
La cacciata dei tedeschi da Genova : predica prima di Michelino Di Lando al popolo

1860

Sventure e speranze d'Italia : discorso letto nella sala della societa spoletina d'istruzione e benessere la sera delli 19 marzo 1865
monografia
Fenocchio, Antonio
Sventure e speranze d'Italia : discorso letto nella sala della societa spoletina d'istruzione e benessere la sera delli 19 marzo 1865

1865

L'Italia nel 1859 e nel 1860 : nuovi canti politici del dottor Oscar Pio
monografia
Pio, Oscar
L'Italia nel 1859 e nel 1860 : nuovi canti politici del dottor Oscar Pio

1860

Edmondo de Amicis

Oneglia, Imperia 1846 - Bordighera 1908

Scrittore e pubblicista. Dopo aver cominciato la carriera militare ed aver partecipato alla battaglia di Custoza del 1866 si dedicò interamente al giornalismo e alla scrittura. Collaborò con La Nazione e con altre testate. I suoi bozzetti della vita militare gli valsero le prime attenzioni del pubblico. Seguì come corrispondente della rivista ufficiale del ministero della Guerra la campagna per la liberazione di Roma, che costituirà il tema del libro Ricordi del '70-71. Nella maturità si interessò alla difficile situazione sociale vissuta dalla gran massa degli italiani negli anni post-unitari. Tra le sue opere più celebri vi è  Cuore del 1886. Scrittore di grande successo, alla fine del secolo aderì al socialismo.

 

Alla costruzione di una memoria nazionale sul Risorgimento come narrazione popolare contribuisce in particolare Edmondo de Amicis. L'operazione culturale di de Amicis è evidente non solo in Cuore, il romanzo che forma il sentimento degli italiani e  una certa  immagine dell'Italia, ma si ritrova nell'idea di patria che lo scrittore propone in tutti testi dedicati alle vicende del Risorgimento e nei racconti  sull'emigrazione

 



Ricordi del '70-71
monografia
De Amicis, Edmondo
Ricordi del '70-71

1913

Giosuè Carducci

Valdicastello, Lucca 1835 - Bologna 1907

Poeta e scrittore, Premio Nobel per la letteratura nel 1906. Entrato alla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1853 vi si laureò in filosofia e filologia, ottenendo pure il diploma di magistero. Ingaggiò ben presto la sua battaglia in campo culturale in favore del ritorno al classicismo e contro il romanticismo. Si dedicò all'insegnamento, alla poesia ed agli studi filologici sulla lingua volgare. Nel 1859 si entusiasmò per la guerra d'indipendenza e per la fusione della Toscana al Piemonte, da quel momento il tema politico figurò nella sua produzione poetica. Dal 1860 venne nominato professore ordinario di Eloquenza (Letteratura) all'università di Bologna, incarico che tenne per lunghi anni. Fu punto di riferimento obbligato della cultura italiana post-unitaria. Animato da ideali repubblicani assunse atteggiamenti fortemente anticlericali, specie durante le fasi più calde della questione romana. Verso la fine del secolo manifestò simpatie moderate e filo-monarchiche. Nel 1896 scrisse le Letture del Risorgimento italiano.

La costruzione del Pantheon del Risorgimento italiano è forse il risultato letterario più rilevante della prosa civile di Giosuè Carducci. Una scrittura inizialmente rabbiosa, critica del processo risorgimentale, comunque lontana dalla supremazia sabauda e che  a partire dagli anni '70 si modifica fino a dare  forma compiuta a un modello culturale e a definire un canone retorico a lungo vivo nella memoria e nella rappresentazione del Risorgimento, come processo "lungo", tra Settecento e Unità d'Italia. Un processo in cui contano gli episodi di guerra, l'eroismo, ma anche le figure solitarie degli intellettuali e le storie dei martiri e dei caduti.

 

 



Letture del Risorgimento italiano scelte e curate da Giosuè Carducci. Vol. 1 (1749-1830)
monografia
Carducci, Giosuè
Letture del Risorgimento italiano scelte e curate da Giosuè Carducci. Vol. 1 (1749-1830)

1896

Letture del Risorgimento italiano scelte e curate da Giosuè Carducci. Vol. 2 (1831-1870)
monografia
Carducci, Giosuè
Letture del Risorgimento italiano scelte e curate da Giosuè Carducci. Vol. 2 (1831-1870)

1897

Spigolature tra i canti popolari

I documenti sonori tratti dagli Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia costituiscono l'esito di una ricerca finalizzata a rilevare i canti che avessero attinenza con il periodo Risorgimentale, con quello ad esso immediatamente precedente o con quello successivo all'unità nazionale. Si tratta di una fonte che offre senza mediazioni la prospettiva del popolo e che, citando Leydi, può considerarsi "parallelo insostituibile allo svolgersi della documentazione ufficiale".


Il contributo degli Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia è quello di rendere disponibile il punto di vista di quella parte del popolo italiano che, sia nel Risorgimento che nel periodo successivo all'unità territoriale nazionale, fino alla metà del XX secolo, era numericamente maggioritario, cioè il popolo delle campagne e, in generale, delle classi subalterne, partecipe della Storia, ma sempre in posizione marginale. Si trattava di una componente demografica del tutto o in gran parte illetterata, che quindi si esprimeva per mezzo dei propri canali tradizionali quali il canto, la novella, la poesia popolare. La sua voce, pertanto, si è resa reperibile senza mediazioni solo da quando si è provveduto a fissarne i modi espressivi facendo uso di mezzi adeguati, come il registratore, la ricerca sul campo, le fotografie, i film. In queste parole di Roberto Leydi, pronunciate ormai 50 anni fa e quindi da riferire alle prospettive di studi di quegli anni, è sinteticamente spiegata la prospettiva offerta dai documenti sonori qui raccolti:

"Ci preme soltanto far rilevare come spesso le parole ingenue e semplici dei canti sappiano dare, della dura realtà di quei giorni, una rappresentazione più diretta delle carte ufficiali, delle cronache (anche sincere) e delle stesse elaborazioni critiche. E' la voce dei protagonisti di questa vicenda che si manifesta attraverso le canzoni, una voce che troppo spesso la metodologia storica, anche di parte progressista, dimentica di ascoltare e fermare quale parallelo insostituibile allo svolgersi della documentazione ufficiale."

I documenti sonori che seguono - in cui i differenti registri espressivi testimoniano la diversa estrazione e provenienza degli informatori e la complessità e stratificazione della musica di tradizione orale della Penisola - costituiscono l'esito di una ricerca in archivio volta a rilevare i canti che avessero attinenza con il periodo Risorgimentale, mentre all'interno del percorso Gli "altri" italiani si trovano i canti del periodo successivo all'unità nazionale. Si tratta di spigolature che, in quanto tali, possono solo fungere da supporto documentario integrativo, ma che, anche di fronte all'impossibilità di un'adeguata contestualizzazione, si è cercato di presentare nella forma più chiara possibile. Le aree tematiche cui sono riferibili tali documenti coincidono con la scansione temporale degli avvenimenti dall'epoca napoleonica in poi.


Spigolature tra i canti popolari
Audio
Italia bella donna
Italia bella donna 4 voci miste

Canti dell'età napoleonica. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 028, nr. 009. In questo canto, che Mauro Balma, basandosi su un'analoga ipotesi di Leydi, ritiene possa risalire al periodo risorgimentale, i riferimenti alla situazione di quei decenni sono molteplici, ma confusi. La personificazione dell'Italia in "bella donna" serve per mostrarla in catene, vittima della Francia, mentre il re è morto. I pochi indizi individuabili nel testo, quali la descrizione della situazione della Savoia in catene ad opera della Francia e la circostanza della morte del re, potrebbero però far risalire, almeno in parte, il canto al periodo della morte di Vittorio Amedeo III di Savoia, sconfitto dalle truppe di Napoleone e morto nel 1796.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Fugge Iachino
voce maschile

Canti dell'età napoleonica. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 207. Questo canto, che l'esecutore ritiene dedicato alla cattura di Pio VII nel 1809, probabilmente risale in realtà al suo ritorno a Roma e, se la congettura è corretta, non al ritorno del 1814 ma a quello successivo, all'indomani del fallimento dell'esperienza dei 100 giorni. In questo caso lo "Iachino" protagonista del testo potrebbe essere Gioacchino Murat.

Spigolature tra i canti popolari
Audio
Bonaparte
voci maschili

Canti dell'età napoleonica. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 039, nr. 044. Nel testo di questo canto, che pure è intitolato Bonaparte, il riferimento all'imperatore francese non è mai esplicito. Anche se le parole non sono ben comprensibili in alcuni passaggi chiave, la frase "un dì farem la festa all'ex imperatore" e la narrazione del suo travestimento e della fuga su di un vascello inglese suggeriscono che esso sia una narrazione riferibile alla prima abdicazione di Napoleone, nel 1814.

Spigolature tra i canti popolari
Audio
Partons charmants Bersagliers
Partons partons charmants Bersagliers voci femminili, voce maschile

Canti dell'età napoleonica. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 028, nr. 035. Questa versione di una antica ballata, intitolata dal Nigra nel 1888 "Il ritorno del soldato", ovviamente in circolazione negli anni in esame, offre un motivo di interesse in questa sede per l'esplicita menzione di Napoleone. In questo caso il soldato è infatti partito per servire il "Re Napoleone il Grande". Balma informa di averne registrato una versione più completa in cui è descritto il riconoscimento da parte dei genitori del soldato di Napoleone e anche la conversione di questi al nuovo clima della Restaurazione. Nella nebulosità della prospettiva storica, il soldato è qualificato come bersagliere, il che dimostra un innesto di nuovi elementi sul più antico tronco del testo, reso evidente dal fatto che il corpo dei bersaglieri è stato fondato nel 1836.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Il disertore
4 voci maschili

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 057, nr.081. Questo canto, uno dei tanti che esprimono il malessere del soldato chiamato controvoglia ad indossare la divisa, è probabilmente di origine veneto-trentina, come si ricaverebbe dalla citazione dell'imperatore Ferdinando I e dal fatto che è stato reperito solo nelle regioni del Settentrione; potrebbe quindi attestarsi la sua origine negli anni precedenti la I guerra d'indipendenza. Il canto ha successivamente trovato circolazione anche nella I guerra mondiale e gli è stato accordato spazio anche nei canzonieri ufficiali, circostanza determinata, secondo Leydi, dal fatto che la diserzione narrata avviene nelle fila dell'esercito austriaco.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Ero un povero disertore
voci maschili

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 061, nr. 077. In lezioni successive, scompare il riferimento all'imperatore Ferdinando I.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Buracciccì
voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 206. Durante, o più probabilmente all'indomani della caduta della Repubblica romana del 1848-49, i "caccialepri" papisti declamavano a ritmo di tamburo questo distico contro l'esperienza repubblicana.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
L'altro giorno andando a spasso
voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 208. Di segno opposto, questo canto era eseguito contro i "caccialepri", all'indomani della presa di Roma, nel 1870.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
La bella gigougin
voci miste

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 024 H, nr. 002. Questo brano, eseguito per la prima volta a Milano, nella notte di San Silvestro del 1858, ebbe subito un grandissimo successo; fu intonato dal popolo milanese all'ingresso dei franco-piemontesi a Milano, nel 1859, ma fu anche eseguito dalle diverse parti nel corso della battaglia di Magenta. Narra Romussi, in Milano che sfugge, che "le bande austriache avevano imparato a suonare la bella Gigogin e quando a Magenta si trovarono di fronte ai francesi, i corpi di musica [la] intuonarono per segnale d'attacco. D'altra parte le trombette degli zuavi risposero col ritornello Daghela avanti un passo. E al suono della stessa musica si [batterono] i due eserciti e l'uno fu volto in fuga mentre l'altro, vincitore, ripigliava fra i rantoli dei morenti, l'aria festosa della Bella Gigogin." La versione qui ascoltabile corrisponde ad una ridotta parte della canzone - solo una delle strofe centrali - in cui manca qualunque riferimento alla guerra.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Quando alzeremo la nostra bandiera
voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 177. L'informatore data questo canto ai tempi della Repubblica Romana; in realtà il frammento eseguito è parte della Ronda della guardia civica ai fratelli udinesi, poesia di Teobaldo Ciconi - altrove indicata semplicemente come Passa la ronda o conosciuta, in versioni con mutamento di alcune parole e la musica, come O giovani ardenti - datata 16 aprile 1848. La bandiera gialla e nera è quella della casa d'Asburgo.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
La bandiera dai tre colori
voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 168. Certamente uno dei più noti tra i canti del Risorgimento, questo brano inneggia alla bandiera, all'unità nazionale e alla libertà. Le parole sono di Dall'Ongaro, la musica di Cordigliani. L'anno di composizione indicato nelle fonti è il 1848.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Noi anderemo a Roma santa
voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 167. Sulla stessa aria, secondo un procedimento tipico della musica di tradizione orale, ma non solo di quella, era eseguita anche quest'altra strofa, facente parte di un testo noto anche come Coro dei volontari italiani che, per il riferimento alla liberazione di Roma e di Venezia, è attribuibile ad un periodo antecedente al 1866. In molte versioni questa strofa e quella del canto precedente sono unite.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
E Cavour l'ha due donne
voce femminile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 057, nr. 002. Questo brano menziona esplicitamente Cavour che ha due donne, una delle quali è Venezia. Il suo incipit quindi si collega ad una serie di varianti, non reperibili al momento in archivio, se non prive di espliciti riferimenti alla stagione risorgimentale, in cui la personificazione di Venezia è espressa con le parole "O Venezia che sei la più bella, e te di Mantova sei la più forte" (…) "O Venezia ti vuoi maritare, ma per marito ti daremo Ancona", risalenti alla stagione della prima guerra d'indipendenza. In questo caso, al primo riferimento si è sovrapposto un testo più largamente diffuso e disponibile, che è parte di un canto d'amore.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Quando a Milazzo passai sergente
voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 171. Della diffusione di alcuni brani riferibili all'epopea garibaldina, segnaliamo un brano il cui primo distico appartiene al testo di Camicia Rossa, ma che continua con un distico nuovo. Anche la musica è diversa da quella del famoso inno garibaldino.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Passa passa Garibaldi
voci infantili

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 113, nr. 88. La figura di Garibaldi, nell'ampia eco in cui è accolta nel mondo popolare, si affaccia anche in questo gioco di bambini, in cui è evocato il rumore dei suoni della battaglia.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Volontario abbandonato
voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 242. Il canto del volontario abbandonato "dalla Patria e dall'amor" e il suo dichiararsi Cacciatore delle Alpi fa supporre che il brano sia databile all'indomani della seconda o della terza guerra d'indipendenza.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Mamma, mamma famme er cerchio
Mamma, mamma famme er cerchio voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 092. Il testo è riconducibile, come affermato dall'informatore, agli ultimi anni della Roma papalina: dopo la prima strofa, infatti, vengono citati, nell'ordine, la guarnigione "antiboiana", cioè la francese Legione d'Antibo, di stanza a Roma (II strofa); il Cardinale Giacomo Antonelli, Segretario di Stato di Pio IX dal 1849, strenuo difensore del potere temporale del papato e detto nel testo "il bojaccia", forse per alcune condanne a morte fatte comminare con grande severità, (III strofa); Filippo Nardoni, discusso comandante della gendarmeria pontificia, nel testo detto anch'egli "il bojaccia" (IV strofa). Se l'autenticità del testo è sicura sia per i puntuali riferimenti che per la stessa costruzione poetica (notare l'associazione fonica tra "antiboiana" e "boiaccia" nei medesimi luoghi della strofa), la musica è fonte di perplessità: le parole sono infatti cantate sull'aria dell'inno fascista Giovinezza. Ci troviamo quindi, con tutta probabilità, di fronte a un particolare contrafactum, in cui sarebbero le parole a preesistere alla musica: l'informatore, al momento della registrazione, deve essersi confuso ed aver associato al testo una musica che aveva nella memoria e che fosse metricamente adatta; un'altra possibilità, assai più remota, ma resa plausibile dalla coda della strofa che compare in questa versione della musica, è che un'aria simile potesse aver avuto una qualche circolazione prima della scrittura del Commiato studentesco di Blanc, da cui sarebbe più tardi derivata la versione definitiva dell'inno fascista.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
Ereno li venti settembre del mese
C'erano tre carnali fratelli voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 218. Il brano è costituito da un frammento del canto noto come La presa di Roma. L'incipit del canto, corrispondente all'inizio della seconda strofa del testo integrale, "Era il venti settembre der mese, suonava le cinque l'orologio francese" fa riferimento al momento in cui iniziò il bombardamento alle mura di Roma, in seguito al quale fu aperta la breccia di Porta Pia e fu resa possibile l'irruzione nella città. L'accenno al fatto che "l'orologio francese" suonasse le cinque documenta inoltre l'avvenuta adozione dell'uso "francese" per indicare le ore, computate a partire dalla mezzanotte e non più dall'Ave Maria, cioè dal tramonto.
Spigolature tra i canti popolari
Audio
A piazza San Marco
A piazza San Marco voce maschile

Canti del Risorgimento. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 174. "A piazza San Marco ce so' li limoni, Francesi e Borboni volemo scaccia'!" è la prima strofa di questo canto, di evidente ispirazione risorgimentale. La sua esecuzione complessiva, però, sembra frutto di una sovrapposizione con il testo de "Sulle balze del Trentino", riferibile ad una fase storica successiva, irredentista ed interventista, rispetto al quale c'è una evidente corrispondenza nel ritornello "Andiamo in gondola a cospirar", che in questa versione diviene "Noi anderemo in gondola a passeggiar".