All'indomani del compimento dell'Unità del paese i movimenti politici vicini alle correnti mazziniane e di democrazia radicale hanno il problema di costruire una propria identità politica e una fisionomia culturale, distinta dall'ideale nazionale. Inizialmente il confronto interno passa tra il mazzinianesimo ancora dominante e il diffondersi dei primi nuclei internazionalistici legati alla figura di Michail Bakunin.
Gli effetti simultanei della Comune di Parigi e poi della morte di Mazzini accelerano un processo già in atto.
Grazie soprattutto alla presenza e all'attività degli esuli della Comune, in particolare di Benoit Malon, iniziano a diffondersi le idee del socialismo. È il periodico "La Plebe" e una nuova leva di agitatori, intellettuali (tra questi Enrico Bignami e Filippo Turati) che costruiscono un nuovo linguaggio culturale e politico che ha radici nell'agitazione politica di Felice Cavallotti e nel lessico del nascente movimento cooperativo e della rete associativa operaia europea, in particolare francese, belga, svizzera e tedesca.
In questa congiuntura sono Enrico Bignami e Osvaldo Gnocchi-Viani, insieme con Andrea Costa e Filippo Turati , a dare forma e consistenza culturale e politica a un movimento ancora molto "locale", che non ha una dimensione e un linguaggio nazionale.
L'obiettivo di una dimensione nazionale è conseguito tra gli anni '80 e l'età giolittiana attraverso varie operazioni culturali che si nutrono di molti strumenti: la propaganda e la definizione di un'iconografia diffusa e ripetuta, lo sviluppo di una stampa periodica che nasce localmente (esemplare è il caso del periodico "La Giustizia") e che si impone nazionalmente, la diffusione di una "biblioteca di letture" e di formazione costruita intorno ai periodici del movimento socialista ("Critica sociale" e "Lotta di classe"), un'occasione come il Primo Maggio che, a partire dal 1890, diviene una scadenza fissata nel tempo intorno a cui prende forma una identità sociale alla quale partecipano socialisti, radicali, repubblicani e, con un loro autonomo e distinto percorso, i cattolici.
I documenti sonori tratti dagli Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia costituiscono l'esito di una ricerca finalizzata a rilevare i canti che avessero attinenza con il periodo Risorgimentale, con quello ad esso immediatamente precedente o con quello successivo all'unità nazionale. Si tratta di una fonte che offre senza mediazioni la prospettiva del popolo e che, citando Leydi, può considerarsi "parallelo insostituibile allo svolgersi della documentazione ufficiale".
I documenti sonori di questa sezione si ricongiungono a quelli inseriti nel percorso Diventare nazione - Cultura popolare, proseguendo la ricerca con i canti del periodo successivo all'unità nazionale.
Il contributo degli Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, infatti, é quello di rendere disponibile il punto di vista di quella parte del popolo italiano che, sia nel Risorgimento che nel periodo successivo all'unità territoriale nazionale, fino alla metà del XX secolo, era numericamente maggioritario, cioè il popolo delle campagne e, in generale, delle classi subalterne, partecipe della Storia, ma sempre in posizione marginale. Si trattava di una componente demografica del tutto o in gran parte illetterata, che quindi si esprimeva per mezzo dei propri canali tradizionali quali il canto, la novella, la poesia popolare. La sua voce, pertanto, si è resa reperibile senza mediazioni solo da quando si è provveduto a fissarne i modi espressivi facendo uso di mezzi adeguati, come il registratore, la ricerca sul campo, le fotografie, i film.