Fondazione Giangiacomo FeltrinelliAccademia Nazionale di Santa CeciliaFondazione Istituto Gramsci
Governo Italiano - 150 anni Italia unita
Gli "altri" Italiani

La nazione del lavoro tra Risorgimento e Socialismo



All'indomani del compimento dell'Unità del paese i movimenti politici vicini alle correnti mazziniane e di democrazia radicale hanno il problema  di costruire una propria identità politica e una fisionomia culturale, distinta dall'ideale nazionale. Inizialmente il confronto interno passa tra il mazzinianesimo ancora dominante e il diffondersi dei primi nuclei internazionalistici legati alla figura di Michail Bakunin.
Gli effetti simultanei della Comune di Parigi e poi della morte di Mazzini accelerano un processo già in atto.
Grazie soprattutto alla presenza e all'attività degli esuli della Comune, in particolare di Benoit Malon, iniziano a diffondersi le idee del socialismo. È il periodico "La Plebe" e una nuova leva di agitatori, intellettuali (tra questi Enrico Bignami e Filippo Turati) che costruiscono un nuovo linguaggio culturale e politico che ha radici nell'agitazione politica di Felice Cavallotti e nel lessico del nascente movimento cooperativo e della rete associativa operaia europea, in particolare francese, belga, svizzera e tedesca.
In questa congiuntura sono Enrico Bignami e Osvaldo Gnocchi-Viani, insieme con Andrea Costa e Filippo Turati , a  dare forma e consistenza culturale e politica a un movimento ancora molto "locale", che non ha una dimensione e un linguaggio nazionale.

L'obiettivo di una dimensione nazionale è conseguito tra gli anni '80 e l'età giolittiana attraverso varie operazioni culturali che si nutrono di molti strumenti: la propaganda e la definizione di un'iconografia diffusa e ripetuta, lo sviluppo di una stampa periodica che nasce localmente (esemplare è il caso del periodico "La Giustizia") e che si impone nazionalmente, la diffusione di una "biblioteca di letture" e di formazione costruita intorno ai periodici del movimento socialista ("Critica sociale" e "Lotta di classe"), un'occasione come il Primo Maggio che, a partire dal 1890, diviene una scadenza fissata nel tempo intorno a cui prende forma una identità sociale alla quale partecipano socialisti, radicali, repubblicani e, con un loro autonomo e distinto percorso, i cattolici.

Cultura popolare
Spigolature tra i canti popolari

I documenti sonori tratti dagli Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia costituiscono l'esito di una ricerca finalizzata a rilevare i canti che avessero attinenza con il periodo Risorgimentale, con quello ad esso immediatamente precedente o con quello successivo all'unità nazionale. Si tratta di una fonte che offre senza mediazioni la prospettiva del popolo e che, citando Leydi, può considerarsi "parallelo insostituibile allo svolgersi della documentazione ufficiale".


I documenti sonori di questa sezione si ricongiungono a quelli inseriti nel percorso Diventare nazione - Cultura popolare, proseguendo la ricerca con i canti del periodo successivo all'unità nazionale.

Il contributo degli Archivi di Etnomusicologia dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, infatti, é quello di rendere disponibile il punto di vista di quella parte del popolo italiano che, sia nel Risorgimento che nel periodo successivo all'unità territoriale nazionale, fino alla metà del XX secolo, era numericamente maggioritario, cioè il popolo delle campagne e, in generale, delle classi subalterne, partecipe della Storia, ma sempre in posizione marginale. Si trattava di una componente demografica del tutto o in gran parte illetterata, che quindi si esprimeva per mezzo dei propri canali tradizionali quali il canto, la novella, la poesia popolare. La sua voce, pertanto, si è resa reperibile senza mediazioni solo da quando si è provveduto a fissarne i modi espressivi facendo uso di mezzi adeguati, come il registratore, la ricerca sul campo, le fotografie, i film.


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Bevi, bevi compagno se no t' ammazzerò
2 voci maschili alterne

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 024 P, nr. 025. Della stagione politica negli anni successivi all'unità territoriale, può costituire testimonianza questo canto anticlericale e anarchico. Del testo originale sopravvive, in questa versione, solo la parte iniziale, politicamente non connotata.
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E' arriva'
voce maschile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 205. La parte più incisiva dello stesso canto del punto precedente è invece testimoniata in un questo frammento.
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Scappate o bagarozzi
voce maschile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 209. Contenuti anticlericali sono anche in questo canto, relativo alle polemiche della fine degli anni '80 del XIX secolo sulla costruzione del monumento a Giordano Bruno.
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Morte a Franz, viva Oberdan
voce maschile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 223. Questo frammento è costituito da una breve parte dell'Inno a Oberdan, giustiziato nel 1882 per aver attentato alla vita dell'imperatore austriaco Francesco Giuseppe.
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Caserio
voce femminile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 092-A, nr. 025. Questo canto, il cui titolo completo è Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio, è attribuito in un foglio volante a Pietro Cini; il brano è dedicato all'autore dell'attentato al Presidente francese Sadi Carnot, avvenuto nel 1894.
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Frammento su Bresci
voce femminile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 113, nr. 135. A differenza degli ultimi due brani, il testo del canto sull'attentato di Gaetano Bresci a Umberto I propende per la parte del re. A tale mutamento di prospettiva si associano significamente un diverso registro lessicale e l'adesione ai moduli della grammatica musicale colta.
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Era Umberto un re valente
Era Umberto un re valente Voce femminile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 230. Anche questo canto, raccolto insieme ad altri di opposta valenza e di evidente estrazione anarchica, è a favore di Umberto, considerato "un re valente, generoso e di buon cuor, era l'idol della gente, era il tipo dell'onor."
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Sulla punta di quello stile
Sulla punta di quello stile Voce femminile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 231. Decisamente a favore del Bresci, autore dell'attentato, è invece questo canto, eseguito dalla medesima informatrice del precedente: "Sulla punta di quello stile c'erano scritte tre paroline: noi vogliamo morto Umberto I, noi vogliamo la libertà." Il canto è la seconda strofa del brano Viva viva il nostro Bresci.
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Viva viva il nostro Bresci
Viva viva il nostro Bresci Voce maschile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 227. Una voce maschile esegue invece la prima strofa del medesimo canto.
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La storia di Nicola Morra
voce maschile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 023, nr. 046. All'indomani dell'unità territoriale, il fenomeno del brigantismo nel Mezzogiorno - che tra le sue motivazioni vedeva l'aggravamento delle terribili sperequazioni sociali - a causa dell'afflusso di ex soldati e sottufficiali dell'esercito borbonico nelle bande di briganti assunse anche la fisionomia, col supporto della dinastia borbonica, rifugiatasi presso il papa, di una guerriglia politica di ispirazione legittimista. Nella relazione dell'Inchiesta parlamentare sul brigantaggio presentata da Giuseppe Massari nel maggio del 1863 si investigano anche le cause del "male profondo e antico" da cui traeva origine il fenomeno. "A Foggia, a Cerignola, a San Marco in Lamis havvi un ceto di popolazione, addimandato col nome di terrazzani, che non possiede nulla e che vive di rapina. (…) Tanta miseria e tanto squallore sono naturale apparecchio al brigantaggio. La vita del brigante abbonda di attrattive per il povero contadino, il quale, ponendola a confronto con la vita stentata e misera che egli è condannato a menare, non inferisce certo dal paragone conseguenze propizie all'ordine sociale. (…) La fioca voce del senso morale è soffocata, ed il furto anziché destare ripugnanza appare mezzo facile e legittimo di sussistenza e di guadagno, ond'è che sorgendo dall'occasione l'impulso al brigantaggio le sue fila non indugiano ad essere ingrossate. (…) Il brigantaggio diventa in tal guisa la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche secolari ingiustizie." La reazione dello Stato unitario, come è noto, condusse ad una guerra civile che costò più vittime della somma delle campagne militari del Risorgimento. E' difficile, assumendo come in questo caso la prospettiva del popolo, districare l'aspetto politico da quello criminale, poiché in questi canti dimora solo memoria dei più evidenti comportamenti illegali propri del brigantismo come fenomeno delinquenziale. Un brigante famoso nei luoghi citati nel passaggio di Massari fu Nicola Morra (XIX sec.) di Cerignola, dal popolo considerato, come molti altri briganti, una sorta di Robin Hood, vendicatore delle prepotenze dei fattori e dei padroni.
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Il Nicche
Federico Bobin' da piccolino voce maschile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 092-A, nr. 047. Nella seconda metà dell'Ottocento si svilupparono anche in Toscana fenomeni di brigantismo, che ebbero però caratteristiche diverse rispetto a quelle dei territori meridionali. Uno di questi briganti fu Federico Bobini, detto Gnicche o Nicche, ucciso nel 1871, alcune delle cui gesta furono cantate in ottava rima. Anche le imprese di costui sono riconducibili a quelle di un bandito comune.
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Mamma mia dammi cento lire
voci femminili

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 061, nr. 130. Uno dei fenomeni più vistosi e drammatici degli ultimi anni della fine del XIX secolo, nonché della prima metà del XX, fu quello dell'emigrazione. Questo è uno dei canti più famosi tra quelli riferiti all'emigrazione in America e, come molti canti popolari, costituisce l'adattamento al nuovo tema di un antico canto narrativo noto come La maledizione della madre.
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Trenta giorni
voci miste

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 024 H, nr. 023. Questo brano, il cui titolo completo è Trenta giorni di nave a vapore, è riferibile al medesimo argomento del precedente, ma si concentra sulle difficoltà e le asprezze del viaggio e sull'arrivo in America.
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Mariteme è sciute all'America e nun me scrive
voci femminili

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 032, nr. 083. La prospettiva offerta da questo brano è assai diversa, perché è quella della moglie, che è rimasta a casa e, avendo perso i contatti col marito, si domanda quale mancanza gli abbia procurato.
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Bonsoir belles enfantes
Bonsoir belles enfantes voce maschile

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 028, nr. 010. In questo canto è testimoniata l'emigrazione dalla Valle d'Aosta. L'uomo si congeda dalla sua terra e dalla fidanzata: "E con le lacrime agli occhi / vengo a darti il mio addio / sto per partire / per le isole d'America".
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La sposa di Enrico
Maccaferri Enrico partiva.... voce maschile, chitarra

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 024-O, nr. 026. Qui la meta generica dell'America diviene più specifica e si identifica con l'Argentina. Come si evince dalla struttura metrica, dalla confezione del testo e dalla linea melodica, si tratti di un canto di cantastorie - altrove identificato come "La bambina nel pozzo" - che narra del dramma della separazione delle famiglie e delle insidie cui poteva essere sottoposta la donna il cui uomo fosse al di là dell'Oceano. Questo canto è reperibile in diverse varianti registrate in differenti tempi e luoghi nel Nord.
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Il 16 Agosto, alle cinque di sera (L'affondamento della nave Sirio)
Il 16 Agosto, alle cinque di sera Voci femminili

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 218. Questo canto di cantastorie racconta una delle tante tristi storie legate, a vario titolo, all'emigrazione. In questo caso è narrato l'episodio dell'affondamento del piroscafo Sirio, diretto verso il Sud America, colato a picco il 4 agosto 1906. Nonostante l'intervento da parte di golette spagnole, molti passeggeri, in massima parte emigranti, trovarono la morte nelle acque. La data, nel canto, è divenuta quella del 16 agosto, forse per il richiamo esercitato dall'incipit del famoso canto di Caserio, presente anche nella breve collezione presentata in questa occasione.
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A mezzanotte in punto
voci miste

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 024 M, nr. 033. Fra i canti di lavoro databili nel periodo d'interesse, figura anche questo, più noto come Gli scariolanti; con tale termine si indicavano i braccianti della zona costiera della Romagna che, a partire dal 1880, venivano arruolati settimanalmente per compiere i lavori di bonifica. Al suono del corno, alla mezzanotte della domenica, dovevano dirigersi, muniti di cariola, verso il luogo dell'arruolamento.
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Ven chi, Ninetta
Ven chi, Ninetta sutta a l'umbrellin voce femminile, voci femminili

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 061, nr. 127. La bandiera rossa si caratterizza come simbolo della lotta con finalità di rivendicazione sociale già nel corso della Rivoluzione francese. Emilio Franzina, a proposito del "più celebre in assoluto tra i canti operai (e poi comunisti) di tutto il Novecento italiano, ossia Bandiera rossa", ha ricordato che "la sua attestazione più antica rinvia a prima del 1880, sebbene le parole appostevi da Carlo Tuzzi [nel 1908] non cancellino altre possibili origini "popolane" di area lombarda ("Ven chi Nineta soto l'ombrelin") né scongiurino l'eterno ritorno dei più diversi contrafacta." Il testo di Bandiera rossa è diffuso in diverse varianti, ma nel documento sonoro che qui si fornisce manca del tutto: esso riguarda infatti proprio il brano richiamato da Franzina. Da notare, infine, che in tale brano compare il tema del solo ritornello musicale, mentre manca quello della strofa.
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Koradzo muscani
Koradzo muscani 2 voci maschili

Canti sociali e politici successivi all'unità nazionale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 077, nr. 037. Il tema musicale della strofa di Bandiera rossa compare invece in questo canto registrato tra gli slavi della friulana Valle di Resia, eseguito nell'idioma di quella minoranza alloglotta.
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Il disertore
2 voci maschili

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 049, nr. 035.La coscrizione obbligatoria, è ben noto, fu profondamente avversata dalle popolazioni italiane. Anche qui, come nei brani segnalati sopra, avviene un episodio di diserzione, in questo caso a causa dell'incontro con una donna. In questo brano, che probabilmente è solo un frammento di un canto più lungo, compaiono elementi che lo differenziano dai precedenti relativi al tema della diserzione e che invece lo collegano probabilmente ad un altro modello testuale/melodico, delle cui varianti era stato sinora documentato solo il testo. Come per molti dei brani che seguono, anche qui vale l'osservazione formulata da Leydi a proposito del "… tema del distacco dell'amorosa come modello traslato (e quindi emblematico) dell'avversione popolare verso il servizio militare. Nell'ambito di una cultura non ancora consapevole in senso politico è questo l'unico possibile mezzo di protesta. Soltanto più tardi compare l'esplicita invettiva contro il re e il tema dell'abbandono della ragazza, qui dominante, o scompare, o assume un valore secondario."
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Trenta mesi chiamato soldato
4 voci maschili, voce femminile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 024 M, nr. 051. Questa è una diffusa canzone che inizia con un riferimento temporale alla lontananza da casa a causa del servizio militare, in cui la protesta si esprime nei modi sopra ricordati.
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Vint'anni pricisissimi
voce maschile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 027, nr. 074. Della coscrizione obbligatoria, che nel 1862 era ormai estesa a tutte le province italiane, parla anche questo canto siciliano.
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So' della leva di quest'anno
voce maschile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 093. Il tema dell'abbandono della fidanzata è presente anche nel canto romano che segue, risalente, secondo l'informatore, alle primissime chiamate alla leva nel territorio dell'ex Stato pontificio, all'indomani del 1870.
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Ià la carta di la leva com-ha rrivatu
4 voci femminili

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 054, nr. 085. In questo canto siciliano il dolore per la chiamata al servizio militare è del tutto trasparente fin dal distico d'apertura: "E la carta della leva com'è arrivata // e sono come un bambino che piange."
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Quantu petri cci vuoli a-ffari m-ponti
3 voci femminili

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 054, nr. 081. In quest'altro canto siciliano il tema del rifiuto della coscrizione obbligatoria è vivissimo e veemente, fino alla durissima espressione finale riferita al re: "Vittoriu Manueli, lu sazzinu! (Vittorio Emanuele II, l'assassino)."
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La canzone dei coscritti
voce maschile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 039, nr. 024. Come fa rilevare Leydi, in questo canto, al finale eroico "per servire fino alla morte Umberto [primo] nostro re" fa da contrappeso la prima strofa, in cui l'accenno ad estrarre un numero basso evidenzia il desiderio di essere esentati dall'obbligo del servizio militare. Quando infatti il contingente di leva era superiore alle necessità, si faceva "estrarre ad ogni recluta un numero da un'apposita urna. Andavano a prestare servizio alle armi soltanto i giovani ai quali capitava un numero al di sotto oppure al di sopra di un limite prefissato."
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O caporal di guardia
voce maschile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 199. La difficile situazione disciplinare nell'esercito è testimoniata anche dai dati relativi alle attività dei tribunali militari, che nel primo periodo successivo all'unità nazionale celebravano una media di 8-9.000 processi all'anno, scesi poi a 3-4.000. In questo canto, eseguito dall'informatore in prigione, durante servizio di leva, nel periodo a cavallo tra gli anni '80 e '90 del XIX secolo, la protesta è comunque espressa in modi assai tenui e riferibili agli abituali contenuti del distacco dalla propria fidanzata.
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La canzone del bicchier
voce maschile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 200. Questo canto, riferito dall'informatore come eseguito nel corso della medesima esperienza di prigionia nel carcere militare del Macao nel 1889, è anch'esso di tono leggero scanzonato.
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Un giovinetto diciassettenne soldato si fa
2 voci femminili

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 021, nr. 008. Anche se il nucleo della storia trova i consueti riferimenti, in forma narrativa, negli affetti lasciati a casa dal soldato e nel rimpianto degli stessi, il suo sviluppo è invece drammatico. Una particolarità da notare è la raccomandazione data dall'ufficiale al momento della concessione della licenza, di "fare ritorno, da bravo solda' ", che non avrebbe senso se non fosse stato frequentemente riscontrato il costume contrario; un altro elemento d'interesse è nel suicidio finale del soldato che, pur se modellato su schemi narrativi tradizionali, richiama una serie di documentati episodi di cronaca, relativi a suicidi e stragi, derivati dalla difficilissima situazione cui si trovavano sottoposti i soldati di leva.
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Son tre mesi che faccio il soldato
Son tre mesi che faccio il soldato voce maschile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 052. A riprova di quanto notato nel canto precedente, in alcune occorrenze d'archivio, ove l'attenzione si sposta dall'aspetto militare alla patetica fine della fidanzata rimasta a casa ad aspettare, alla raccomandazione dell'ufficiale di fare ritorno dalla licenza, il militare dice chiaro e tondo: "Signor capitano ce lo giuro che non torno mai più!!!!"
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Quand'ero piccolina
Quand'ero piccolina mio papà mi portava a girar voci maschili

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 035. In questo altro canto il punto di vista si sposta sulla ragazza rimasta a casa e che, a 15 anni, è rimasta incinta; nonostante il tempo trascorso - il papà del suo bambino veste la divisa di soldato da 30 mesi - afferma sicura "quando torna mi sposerà"
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Brodo e sempre brodo
voce maschile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 197. Oggetto di lamentele erano anche i disagi generici della vita militare, quali ad esempio quelli legati al vitto, qui rappresentati in una forma leggera e divertita.
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Moretto, moretto l' è un bel giovinetto
Giovinetto che porti i capelli a l'onda del mar Voce femminile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 159. In questa variante di un canto narrativo diffuso in tutta la Penisola si sono innestati dei versi già documentati nell'800 che, nonostante quanto sopra considerato, offrono un inatteso punto di vista sulla vita militare: "La vita del soldato è santa, si mangia, beve e canta e allegri ben si sta." Un'altra occorrenza d'archivio è costituita da una strofetta molto simile, ma enunciata da sola.
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Ma si Vittorio me dona er conge'
voce maschile

Canti sulla leva. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 091. Ovviamente l'attesa era per il congedo che Vittorio Emanuele avrebbe dovuto dispensare al termine del servizio.
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In mezzo ar mare
voce maschile

Canti delle prime guerre d'Africa. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 045, nr. 087. Questo canto è stato datato, dall'informatore, intorno al 1885 e alla spedizione verso Assab, in Eritrea. I contenuti, al di là di qualche generico riferimento alla nuova destinazione, non variano rispetto a quelli già notati per molti dei canti militari precedenti.
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Ciao Menelik, clik clik
Menelik clik clik Voce femminile

Canti delle prime guerre d'Africa. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 173. Il testo di questo brano, per i riferimenti al Negus Menelik ed al governo di Crispi (e ai crispini, "tutti assassini da fucilar"), dovrebbe essere collocabile nell'ultima decade del XIX secolo. La musica, nell'inciso, corrisponde a quella de "La penna nera", altrimenti noto come "Sul cappello", celeberrimo canto degli alpini.
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Andrem a Tripuli
voce femminile

Canti delle prime guerre d'Africa. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 061, nr. 005. In questo altro canto il riferimento è alla conquista del territorio libico.
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Mamma mia non piangere se mi vedrai partir
voce femminile

Canti delle prime guerre d'Africa. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 117, nr. 018. Questo canto è una riproposizione per voce femminile della marcia (cantata) d'ordinanza dei bersaglieri, il cui testo e la cui melodia, pur se continuamente parafrasati, risultano abbastanza evidenti. Il brano è stato associato a questa sezione, dedicata alle guerre d'Africa, perché l'informatrice introduce Tripoli come destinazione del viaggio del bersagliere, in sostituzione del più generico termine "guerra".
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Sento il fischio del vapore
Sento il fischio del vapore Voci femminili

Canto militare. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 223. Questo brano prende avvio, ancora una volta, dalla partenza del militare e dal suo distacco dalla famiglia. In alcune varianti testuali del brano medesimo si fa chiaramente riferimento alla spedizione in Albania, connettendolo anche a motivi narrativi appartenenti alle formule della ballata tradizionale. Nella seconda parte di questa variante si evidenzia invece un apprezzamento per i bersaglieri, culminante con l'esclamazione "Viva l'Italia e viva il Re!" (che suscita una vivace serie di reazioni tra i cantori)
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Al Valentin l'ha levà lo steccato
Al Valentin l'ha (...) lo steccato Voce maschile

Società italiana. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 126. Questo canto fa riferimento all'esposizione internazionale tenutasi a Torino, nel Parco del Valentino, nel 1911, data coincidente con il cinquantenario dell'unità d'Italia.
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Heléne
voce femminile

Società italiana. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 028, nr. 006. Il canto prende lo spunto da una visita che Vittorio Emanuele III (re dal 1900 al 1947) e la consorte Elena, sposata nel 1896, avrebbero dovuto fare nei territori di Cogne; il canto è un inno alla fraternità tra Italiani e Francesi, ma anche un'affermazione della volontà di fare parte dell'Italia: "In queste freddezze / vedrete che i nostri cuori / sono pronti a battere all'unisono / della grande nazione / …/ avendo ancora / la bandiera tricolore / il verde speranza è il nostro blu".
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Sulla cima del Foglia
voci maschili

Canti della prima guerra mondiale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 088, nr. 022. Le terribili condizioni di vita e le ingenti perdite umane subite nel corso della prima guerra mondiale trovano testimonianza, tra gli altri, in questo canto.
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'O ventiquatt'o là se chiagneva
voce maschile

Canti della prima guerra mondiale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 105, nr. 009. La denuncia è drammatica e del tutto esplicita nel canto che segue.
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Montelepre dove sei traditor della vita mia
voce femminile

Canti della prima guerra mondiale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 117, nr. 063. Della versione originale - meglio sarebbe dire "ufficiale", pur considerando le sue non poche varianti - di Monte Nero, canto alpino della Grande Guerra, in questa esecuzione troviamo ben poco, a parte la parafrasi della linea melodica e la prima strofa del testo, che corrisponde alla seconda strofa della maggior parte delle versioni alpine. E' forse più che una semplice curiosità notare che Monte Nero è qui divenuto Montelepre - cosa che accade sovente con i toponimi (come il ponte di Bassano, che diviene "Balzano" e così via), dato che la Sicilia (ove è ubicato Montelepre) viene esplicitamente individuata, pochi versi più avanti, come la terra in cui si sta combattendo. Se si aggiunge a tale annotazione l'osservazione che questa versione appare assai coerente, forse più di quella dei canzonieri ufficiali della prima guerra mondiale, si sarebbe tentati di non mettere questo canto tra quelli relativi a quel conflitto, ma di cercare una diversa collocazione temporale. Come ultima osservazione, si evidenzia la rabbiosa presa di coscienza della realtà della guerra e delle sue motivazioni profonde, che sradica di netto la retorica che avvolge gran parte dei canti dei canzonieri ufficiali: "Ma sti vigliacchi de sti signori hanno gridato ‘Viva la guerra!' perché non hanno i figli sottoterra, ‘viva la guerra' che non la [finisce] più!"
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Dove sei stato bell'alpino?
voci miste

Canti della prima guerra mondiale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 024 H, nr. 003. Questo canto è invece esemplificativo dello stile più consueto dei canzonieri dei soldati e dello stile dei canti degli alpini.
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Prima di donne, signori miei
Prima di donne, signori miei, ad ogni uomo glie ne toccan sei voce maschile

Canti della prima guerra mondiale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 087, nr. 003. Il fatto che gli uomini fossero impegnati al fronte costituì una occasione di partecipazione alla vita sociale e, almeno momentaneamente, di parziale emancipazione per la popolazione femminile. La scarsità di uomini a causa della guerra fu occasione anche di canzonette che evidenziavano la disparità numerica che si era creata tra i sessi, a tutto vantaggio, evidentemente, del gruppo minoritario.
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M'han tagliato i miei biondi capelli
M'han tagliato i miei biondi capelli voce maschile, voci maschili

Canti della prima guerra mondiale. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 079. Ma le donne, nel corso della prima guerra mondiale, non fecero solo esperienze di lavoro precedentemente loro precluse. Da pochi anni era stato fondato il Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa e nel corso del primo conflitto mondiale le infermiere raggiunsero il numero di migliaia di unità. In riferimento a tale esperienza sono nate alcune varianti testuali di un'antica ballata, che in questo caso sono costituite da alcune parole chiave - "Piave, coscrittella e infermiera" - che lasciano dedurre con facilità la genesi del nuovo testo.
Spigolature tra i canti popolari
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All'armi siam fascisti (versione fascista e parodia contadina)
voce femminile

Canti del periodo fascista. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 117, nr. 061. In questa curiosa registrazione il noto inno fascista viene citato, dapprima, in una versione abbastanza prossima all'originale, mentre in un secondo momento diviene oggetto di parodia, con un testo che riflette il punto di vista contadino rispetto ai metodi adottati dai fascisti nel periodo precedente la definitiva conquista del potere. La registrazione è stata effettuata nel Polesine.
Spigolature tra i canti popolari
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E un giorno mi hanno tassato
voce maschile

Canti del periodo fascista. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 113, nr. 059. Questo brano canta del problema della tassa sul celibato, istituita nel periodo del fascismo, la cui imposta era variabile a seconda della fascia d'età ed era massima per gli uomini dai 35 ai 50 anni.
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Ohi morettin solleva la tua mano
Ohi morettin solleva la tua mano voci maschili

Canti del periodo fascista. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 040. A trent'anni di distanza dalla guerra d'Abissinia la memoria della musica del ritornello del "Canto dei volontari" è rimasta piuttosto integra negli informatori, mentre delle parole originali rimane qualche verso, che è reiteratamente eseguito anche con l'integrazione di qualche parola metricamente simile e di qualche verso nuovo, che conduce il testo a non avere più senso.
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Canto militare
voce femminile e voce maschile

Canti del periodo fascista. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 136-B, nr. 041. Questo contrafactum di "Faccetta nera" narra il ritorno "a Benevente" di un soldato che, pervenuto dalla guerra d'Africa a casa, trova la madre malata. La curiosità del brano è nella contiguità del nuovo testo con l'originale, di cui costituisce quasi una delle infinite possibilità di continuazione. Le informatrici avevano consapevolezza della derivazione del canto.
Spigolature tra i canti popolari
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Povero Matteotti
Voci maschili

Canti antifascisti e della Resistenza. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 100, nr. 238. Tra i vari brani che ebbero per soggetto l'assassinio di Giacomo Matteotti da parte dei fascisti - ve n'erano di composti persino sull'aria di Giovinezza - era diffuso anche quello qui rappresentato, conosciuto col titolo di Povero Matteotti. In questa, rispetto ad altre versioni a stampa, non tutte le strofe sono correttamente rappresentate, mentre l'inciso è integro: "Vigliacchi son l'uccisero / Così dobbiamo fare / Uniti proletari / Dobbiamo vendicare!"
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Matteotti
Matteotti, Matteotti e Gesù poi t'abbia in gloria voce maschile

Canti antifascisti e della Resistenza. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 92-A, nr. 093. Anche questo canto riguarda l'assassinio di Giacomo Matteotti ad opera dei fascisti: dopo l'auspicio che "Gesù abbia in gloria" il deputato socialista, compare un'associazione tra il martirio di entrambi, quando Matteotti è detto essere stato legato e portato nel deserto prima dell'uccisione. In chiusa, un'altra accusa ai fascisti: quella di aver fatto rincarare il pane.
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Ai pie' della montagna là vive il partigiano
Ai pie' della montagna là vive il partigiano voce femminile

Canti antifascisti e della Resistenza. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 113, nr. 096.Questo canto partigiano veniva eseguito nel territorio del Canavese e narra, sull'aria musicale di una vecchia ballata, delle giornate in montagna e dell'arrivo dei "cento motori" della tradotta tedesca, che sale per i valloni per andare a bruciare le case.
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Una mattina mi son alzata (Bella ciao)
Una mattina mi son alzata una mezz'orina prima del sol voce femminile

Canti antifascisti e della Resistenza. Archivi di Etnomusicologia: Raccolta 117, nr. 059. Bella ciao è probabilmente il più noto canto della Resistenza italiana. Come ha dimostrato Leydi, si tratta di un canto nato dall'incrocio tra alcuni elementi verbali e musicali di un gioco infantile e l'utilizzo della formula del "Fiore di tomba", cioè della tomba i cui fiori sono ammirati da tutti i passanti, che costituisce una sorta di topos letterario della poesia popolare. Il canto narrativo da cui il celebre brano della lotta partigiana prende le mosse è qui presentato in una versione priva di riferimenti alla Resistenza e dell'innesto melodico-ritmico di "Bella ciao".